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Marzona Renzo
Verzegnis (UD) 1948
Pittore e grafico.
 Nato nel ‘48 vive a Tolmezzo (UD) in via Morgagni 61.
 Si occupa d’Arte da oltre 30 anni. Ha frequentato la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia.
 Dal 1976 ha esposto le sue opere in Italia e all’estero.

 Fra le più importanti personali si segnala, dal 1988:
 Tolmezzo (UD) - Palazzo Frisacco
 Pordenone - Galleria La Roggia
 Urbino - Galleria Paolini Nezzo
 Augsburg (D) - Galleria Schroder
 Esslingen (D) - Galleria Statale Villa Merkel
 Conwerstheim (D) - Galleria Gaiger
 Udine - Galleria Manin
 Verona - Galleria Prisma
 Innsbruk (A) - Galleria Bertrand Kass
 Ferrara - Galleria Il Secondo Rinascimento
 Udine - Castello di Udine
 Klagenfurt (A) - Gewolbegalerie.
 Rosegg (A) - Galleria Sigoronia
 Ludwigshafen (A) - PFALZBAU Theater
 Klagenfurt (A) - Landhaus
 Asti - Galleria IL PLATANO
 Salisburgo (A) - Berchtoldvilla
 Tarcento (UD) - Palazzo Frangipane


Nel 1994 dopo un periodo dedicato alla pittura del paesaggio informale si dedica ad una nuova e personale ricerca con riferimenti ad una denuncia sociale e alla poesia visiva,
Renzo Marzona é approdato ad una nuova fase espressiva... La parola é assente sostituita dalla particella minimale del linguaggio scritto e parlato: la lettera ruota a verticalizzare il senso della lettura posta in sucessione a tratti reiterata. La negazione del significato convoglia maggiori energie sul significante: il testo diviene trama formale, allude alla trama e all’intreccio.

1994 - S. Zannier Critico d’Arte

 La poesia visiva si colloca accanto a esperienze di Materiale trovato nella logica della decontestualizzazione non solo della parola ma anche delle singole lettere, scomposte e riassemblate quasi dadisticamente in improbabili poemi visivi di storica definizione.

1994 E. Di Grazia Critico d’Arte.


I titoli dei suoi quadri del 1994; Doppia Tavola , Trincea, Cecchino, etc; si riferiscono alle guerre dei Balcani.
Segni e colori, aprono ferite, bruciano certezze, addensano ombre come in agguato, e pongono alla nostra attenzione la diversità autentica e la sensibilità toccante di un artista problematico e vigile.

1995 Bruno Ceci, docente Accademia Belle Arti di Urbino.

 Nel ‘96 - ‘97 realizza la serie dei Muri. I suoi Muri ricordano affreschi antichi e modernissimi allo stesso tempo, stralci di pareti su cui sono scritti versi incomprensibili.
Le lettere dell’alfabeto, sono rassicuranti nei caratteri grafici ma sfuggenti alla comprensione lessicale. E’ necessario perciò lasciarsi andare per comprendere la soggettività di questo artista, malinconico e dolce, che lascia scorgere dal groviglio di segni e tracce che si compongono sulle sue tele una profonda umanità. I suoi muri di frontiera, non sono quindi un ostacolo, un impedimento alla comunicazione ma una sorta di esperanto grafico che gli consente di
dialogare superando il codice della lingua.

1997 Tiziana Novello, Critico d’Arte.

 Nel 1998 - ‘99 , la sua pittura diventa essenziale minimalista.
I suoi lavori assumono l’aspetto di oggetti con elementi in rilievo
e l’utilizzo di materiali diversi e sfruttandone la loro caratteristica. ... Il suo bisogno primario é divenuto la ricerca dell’essenza.
Aveva intuito quanto sovrastrutture inutili si erano stratificate nella vita come nell’arte facendo perdere in tal modo il primo significato, quello che ci rende uguali ma diversi non per ciò che possediamo ma per come in realtà spendiamo il nostro passare su questa terra.
Marzona é giunto all’introspezione isolandosi dall’assordante rumore in cui siamo immersi al fine di avvertire quella voce interiore che ci pone soli di fronte all’essenza della vita. Gli ultimi lavori di Marzona sono racconti minimi non perché siano poca cosa ma perché sono racconti della nostra storia ridotti all’osso.

1999 - Tiziana Novello Critico d’Arte.

 1994 - 2000
 Il percorso artistico di Renzo Marzona dal 1994 al 2000 si può definire spiraloide a cono, ascendente e discendente, dal punto di vista psicologico e intellettuale, e labirintico dal punto di vista formale, in cui s'alternano e contraltano contrappunti pittorici diversi, ma unificati da un lineare e continuo filo d'Arianna, che permette all'artista di non perdersi: il labirinto inteso come luogo dove ci si smarrisce per perdersi e/o per ritrovarsi o dove ci conduce, attratti dall'indicibile, l'inquietudine e la curiosità conoscitiva e il fascino enigmatico della mostruosità sublime del Minotauro, l'animalesco umano, istinti bestiali e caos di sensi, sentimenti, passioni, emozioni, pensieri, da ordinare e armonizzare nell'interiorità, fidando solamente - il filo d'Arianna - sulla personale salda padronanza pittorica, sulla certezza di una personale tradizione, su un locus psicologico e mentale, vero e proprio indelebile imprinting primordiale; un labirinto, in cui l'essere 'gettato' determina nell'artista la presa di coscienza che nella profondità della propria interiorità, a turbarne l'intimità, la riservatezza, la distanza dal reale, il mondo non oggettivo ma trasfigurato dalla propria tonalità emozionale, si è intrusa con forza e violenza la Storia con la tragicità delle guerre (un riferimento esplicito alla tragedia jugoslava lo troviamo nel tremendo Il cecchino del 1994 o in Trincea e Un'ombra dello stesso anno) e dei genocidi, della fame e della emarginazione (Periferia), modificando la grammatica delle emozioni, che fino a quel momento l'aveva caratterizzata, e il contenuto emozionale stesso, in quanto l'esterno, il mondo, la realtà sociale si è sovrapposta, accostata, incrociata al lirismo individuale, all'idillio cromatico interno, determinando tensioni e fratture e innescando un processo di autocoscienza e di coscienza, che gli impone, per onestà intellettuale e per necessario impulso creativo, di passare dalla grammatica alla sintassi, ricercando nuove forme espressive, funzionali ad esprimere questo mutamento interiore; una sorta di conflagrazione mitigata da una serena meditazione, com'è nella sua indole, senza rotture violente, ma con la distanza che richiede una riflessione epistemologica sul suo linguaggio pittorico e sulla sua perdita di significazione. Non si tratta della consueta 'crisi creativa e di ispirazione' con connesse crisi depressive, ma di una insoddisfazione di sé che lo porta ad uscire da se stesso, ad abbandonare il 'nido', in cui si sentiva protetto, a mettersi in viaggio pur con una grande nostalgia del ritorno, ad intraprendere, non senza esitazioni e incertezze, una sorta di rito di iniziazione, che segna la fine, ma non la perdita, del locus amoenus dell'infanzia e della giovinezza e l'entrata nella maturità, ovverosia nella modernità, con una pittura, in questo caso, di testimonianza - non si addice a Renzo il termine éngagement troppo chiassoso e piazzaiolo -, di denuncia, di partecipazione al dramma dei deboli e dei sofferenti, portandolo ad un discorsivo racconto allusivamente polemico, finalizzato a fissare la 'casualità' dell'ispirazione pittorica e nello stesso tempo a sottolinearne il significato implicito. ..
 2005 Ermes Dorigo

 2000 - 2005
 ... nell'occasione più che ciò che vedo ed ho visto è importante ciò che sento nel qui e ora dello sguardo gettato verso l'opera d'arte che ho di fronte. Ora, qualsivoglia stimolo visivo capace di catturare la nostra attenzione suscita in noi l'attivazione di una inalienabile domanda di senso. Per rispondere a questo implicito “Cos'è?”, siamo in questo caso costretti a ricorre ad un linguaggio non immediato. Il riferimento è al linguaggio metaforico. E qui ci viene in soccorso la musica.
La lettera sta alla poesia come il tracciato geometrico sta alla musica. Questa ci sembra l'equazione vincente per avvicinarci nel migliore dei modi alla verità profonda che sta alla base del dipingere del nostro protagonista.
Ora, il minimalismo geometrico di Marzona poggia su delle memorie sia visive che acustiche. Delle prime abbiamo detto. Delle seconde è necessario precisare che l'autore è stato suggestionato dai repertori musicali di artisti minimalisti quali M. Nyman, P. Glass e J. Cage.
Ebbene, è proprio quest'ultimo l'artista che qui ci piace ricordare con maggior puntualità. Questo perché si tratta di un geniale musicista e di un raffinato e creativo pittore.
Le sue opere sono da guardare e da ascoltare insieme. Da ascoltare in riferimento ad accordi cromatici diversamente ben armonizzati fra loro. La stessa considerazione vale per Renzo Marzona, il quale si affida ad un fare artistico trasversale, implicante il passaggio per i domini propri della poesia, della musica e della pittura...
 2005 Ruggero Sicurelli, psicoanalista dell'arte


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